Frank Horvat fotografo

Biografia

 

Frank Horvat può esser considerato uno dei fotografi contemporanei più dotato di talento ed eccletismo: nasce ad Abbazia, all’epoca appartenente al territorio italiano che in seguito diventerà Croazia, il 27 aprile del 1928 e muore il 21 ottobre 2020.

Acquista la sua prima fotocamera all’età di 17 anni, ma non si dedica subito alla Fotografia preferendo cimentarsi nella arti della pittura e della scrittura, senza riuscire però ad emergere in queste discipline.

Si trasferisce a Milano, dove vive fino al 1950 per proseguire gli studi all’ Accademia di Brera, in seguito si stabilisce a Parigi dove incontra Robert Capa e Henri Cartier-Bresson , che influenzeranno in modo sostanziale il suo approccio alla fotografia.

In quel periodo inizia a viaggiare in numerosi Paesi realizzando splendidi reportage su città come Il Cairo, dove documenta la miseria e la decadenza, la povertà a Calcutta, le relazioni tra sessi a Sydney, sempre scrutando con occhio sensibile ed attento e raccontando stili di vita, culture e drammi sociali.

A partire dal 1956 lavora come fotografo di moda per le maggiori riviste quali “Harper’s Bazaar” , “Helle” e “Vogue”,  si associa alla Magnum in cui militerà per poco tempo.

Accanto alla moda dal 1962  intraprende altri percorsi stilistici, proseguendo i reportage attraverso grandi città extra-europee per la rivista tedesca “Revue”.

 

Sperimentazione

Inizia la fase sperimentale del fotografo che abbandona progressivamente il mondo della moda per le riviste per focalizzare la sua attenzione su temi specifici e su progetti monografici: seguendo un programma di interviste raccolte in un libro intitolato “Entre Vues”, che comprende testi e immagini di Giacomelli, Doisneau, Newton, McCullin e Koudelka.

Horvat dedica le sue energie a sperimentare tecniche diverse: negli anni ’90 miscela un accostamento di immagini e fotomontaggi sfruttando la propria abilità nel digitale, anche ricorrendo ad un utilizzo delle tecniche analogiche.

All’inizio del 2000 Horvat intraprende un nuovo progetto importante e complesso: il racconto del 1999 come un periodo di transizione tra la fine di un secolo e l’inizio di un nuovo millennio.

 

Le 15 chiavi

L’ ultima sua opera è un volume intitolato: “House with Fifteen Keys”, a cui è stata dedicata una splendida mostra ospite dei “Musei Reali di Torino” nel 2018. Il suo incipit racconta le motivazioni di questa sua opera:

“Ho un’età in cui si guarda al proprio passato per cercarne il senso. Ho avuto la fortuna di fotografare per una settantina di anni nel periodo in cui il mondo è cambiato più che in qualsiasi altra epoca. (…)

L’eccletismo non è sempre stato un vantaggio per me: alcuni hanno messo in dubbio la serenità del mio impegno, altri hanno trovato che le mie fotografie erano poco riconoscibili come se, dicevano, fossero state fatte da autori diversi. Questo mi ha spinto a ripercorrere la mia opera per cercarvi un denominatore comune. Ne ho trovati quindici e non solo uno, quindici in tutto il mio percorso e li ho chiamati chiavi”.

 

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